Chi lo doveva dire che il viandante riprendeva a scrivere? Ahahahahahahah. La verità è che sono un grandissimo opportunista che si rifugia nella scrittura solo quando la vita gli va male.
Perchè è come un cerchio che si chiude, credo. Tutto iniziò con Necrospection. Abbandonai quel posto poscia che l'nostro inclito guerriero s'ebbe in quel di Puglia a trovar l'amore sittanto agognato. E si riprende qui, daccapo, quando oramai l'amore appare perduto senza speranza.
Ma che ci volete fare? Molti scrittori se mi leggessero s'incazzerebbero da matti; altri si rivolterebbero nelle tombe. Perchè direbbero "Grandissima testa di cazzo, la scrittura è un mestiere, non un amico da visitare solo quando ci fa comodo... Scriptor eris in aeternum, ma tu sei uno scrittore spogliato dai voti"... per la verità quei voti non li ho mai presi. Ma sempre per una questione di opportunismo. Cioè voglio dire, si scrive, si fa poesia, si gira un film, si compone musica, quando e se si ha qualcosa da dire. Ma io che cazzo ho da dire? Sì, ho scritto, ma poi ho abbandonato tutto. Perchè non sono fatto per creare, non ho genio. Io sono un parassita. Mi nutro del lavoro altrui e oso persino farmene un'idea e commentarlo. Sono un critico, non un artista... che mestiere di merda.
E quindi eccomi tornato. Ho iniziato in un blog e ora finisco in un altro blog, sperando di poter presto abbandonarlo dinuovo.
E datemi questo bentornato, cazzo!



Ne è valsa la pena o no? E' allora che mi sono sentito unito con tutto: con le piante di fave, col terreno, con l'acqua, col cielo... è pace, è pace, c'è poco da fare.
O qualche geranio imperlato d'acqua.
Beatitudine momentanea che scorre via o evapora come acqua piovana. Come del resto tutto, nella nostra esistenza.
La vedi nel cielo quell'alta pressione?
La senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d'un fiato
e il dio dell'inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano?
Lo senti quel suono di un piano
di un Mozart stonato che prova e riprova
ma il senso del vero non trova?
Lo senti il perché di cortili bagnati
di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite,
di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente?
Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato,
stagione, cortile od un prato?
Conosci l'odore di strade deserte
che portano a vecchie scoperte,
a nafta, telai, ciminiere corrose
a periferie misteriose,
a rotaie implacabili per nessun dove,
a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse,
e i sedili di un ex terza classe,
l'angoscia che dà una pianura infinita?
Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla?
Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia,
un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda fiorita,
non siamo né un giorno né vita.
Non siamo la polvere di un angolo tetro
né un sasso tirato in un vetro
Lo schiocco del sole in un campo di grano,
non siamo, non siamo, non siamo?
Si fa a strisce il cielo e quell'alta pressione
è un film di seconda visione,
è l'urlo di sempre che dice pian piano:
non siamo, non siamo, non siamo.


